Illustrazione di Emilio Tadini
Fondazione Teatro Massimo
Illustrazione di Emilio Tadini
Ellis Island Illustrazione di Emilio Tadini
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Giovanni Sollima
G.Sollima R.Alajmo
Illustrazione di Emilio Tadini
Presentazione

Il Teatro Massimo di Palermo ha commissionato una prima assoluta: Ellis Island, un’opera contemporanea di grande attualità composta da Giovanni Sollima e scritta da Roberto Alajmo.

Ellis Island è la storia di un’immigrazione di massa che, dal finire dell’800 fino ai primi trent’anni del ‘900, ha spinto 22 milioni di Italiani a varcare l’Oceano Atlantico per sfuggire alla povertà, inseguendo un futuro migliore.

Giovanni Sollima accarezzava l'idea di un lavoro su Ellis Island fin dal 1997 quando, durante un soggiorno di lavoro a New York, ebbe modo di visitare il museo della Fondazione. Rimase impressionato dalle immagini, le storie incredibili che gli passarono davanti e pensò di comporre un’opera che ricordasse quell’epoca.
E così prese vita il personaggio di Felicita Sapegno (interpreta dalla cantante pop Elisa), il garibaldino trombettiere Giovanni Martini, alias John Martin, unico superstite di Little Big Horn, e poi il medico, il funzionario, il cantante Alesi: cinque piccole storie, cinque voci per raccontare un dramma.
 
 
Se il primo atto racconta l’immigrazione dell’otto-novecento, il secondo passa invece alla storia dei nostri giorni.

La lingua si trasforma, Ellis Island diventa una babèle, dove si mescolano il curdo e il cingalese, l'italiano dei giornalisti che commentano alla TV gli sbarchi sulle coste europee e un coro di immigrati che dura 14 minuti.
Illustrazione di Emilio Tadini

Giovanni Sollima ha utilizzato un'enorme quantità di materiale sonoro per creare una musica dal segno aspro e roccioso. Un lavoro la cui dinamica musicale ricalca i meccanismi drammatici di un'opera tradizionale e dove il compositore utilizza una vocalità mista: al fianco di tenori e baritoni la voce di una cantante pop come Elisa, di cui dice "mi piace il colore e l'estensione, il suo modo di vocalizzare".

Un'opera che flirta con il rap e la speech music, che si serve di una vocalità virtuale che l'autore sottolinea con l'uso del suo strumento principe: il violoncello. Con un'orchestra che ospita due campionatori, due chitarre elettriche e il groove.


 
 
   
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